Francesca Coppola (Napoli, 1982)

Classe 1982, nasce a San Giorgio a Cremano (NA). Si laurea in Cultura  e amministrazione dei beni culturali alla Federico II di Napoli, città nella quale risiede. È in uscita per Lietocolle “Non togliermi il vestito” raccolta di poesie. Risulta vincitrice del concorso "Pensare scrivere amare 2017" nella sezione poesia inedita per adulti. Tra i semifinalisti Premio Rimini 2016. Segnalata al Secondo Premio Internazionale di poesia “Piero Alinari 2011”, tre testi sono stati pubblicati sulla rivista «Italian Poetry Review» 2011. Risulta essere fra i segnalati al Concorso nazionale di poesia di Sant’Anastasia” 2011, in qualità di autore locale. Suoi testi sono stati selezionati per l’antologia promossa dal concorso Napoli Cultural Classic 2012 , per il poetico diario 2018-2017-2012 “Il segreto delle fragole”, Edizioni Lietocolle.

Cura il proprio blog personale https://francescacoppola.wordpress.com/ .



nella muta sentenza dei numeri

se solo somigliassi a mia madre
avrei parole a spartitraffico per chiunque
avrei imparato ad urlare meglio
quando i pensieri resi carne e rabbia
avrebbero sciolto questa bocca inutile

se solo fossi stata vortice in una bibbia
avrei potuto capire le rose di santa Rita
ma nella muta sentenza dei numeri
un padre è solo un padre, mia madre
equipaggio e corona

E non oggi

è sulla distanza che dilaga l'insicurezza
nello starci accanto senza più chiedere
quel nulla a scolpire le cosce
che come colonne aprono scenari ciechi

e tu se lì, in piedi
arrocchi il volto con uno sbadiglio
e tutte le mani pronte a coprire

Ci saranno altre porte fuori
dal tuo palazzo -ma non oggi-
nel rossetto stretto di una geisha


Ultimatum dall’inverno

a lei piace stendere sorrisi
anche se incerti sono i tappeti
ha gerarchie senza limiti
e la forza di catturare gli spazi

magari con te si parla di assenza
poi lei apre stanze persecutorie
così gli uccelli non volano
zitti in ginocchio, pregano

e sembra quasi naturale
quel cimitero vivente anche quando
in ogni guerra incontro il tuo sguardo
e non ci sono superstiti nel dirsi ti amo
senza farci l'amore


se poteva starci il male minore

e ogni volta che vai via
la ragione riparte dall’inferno
lì, dove anche il male
minore mente guai e rabbia

di vita lunga i cimiteri
infestano la prospettiva
ferma ai loculi, alle date
-viste e non viste-
alla melma come coperta
sui dialoghi della memoria

se c’è ancora chi accende lampare
ai morti -più d’un secolo-
e i fiori distraggono i passanti
dal pavimento

chi cerca di tornare a casa
ha scarpe senza equilibrio
le buche seviziano i vivi



Bianco quasi trasparente

e non c'è il bianco sui pavimenti
quelli che rigiri coi pollici e la sedia
coi fiori, la finestra senza colori

c'è un mucchietto d'ossa e legno fuori la porta
e non sono quegli anni morti di fame
forse solo ricordi sbattuti e piegati

più in là, il mondo si veste di freddo
finge il mosaico e il candore

si fa più vero



Con qualche pudore

L'amore resta apparecchiato agli angoli
quando qualche posata afferra aprile,
mi chiedo/sveglio per non rinunciare

(dirai che c'era il fresco,
su, stancami, ti prego)

e complico la stanza, il silenzio, le dita
aprirsi e scoprire i rami secchi
dai capelli senza accessori ai freni
un ritrovo sospeso di maniche
- non sono Anna -


e ci sta bene la mollica al marciapiede
rincorrere la vergogna, appesa al palo.