Guido Cupani (Pordenone, 1981)


I GIORNI

Dovrai scegliere ogni giorno un nuovo giorno da indossare.
Macchierai i primi d’erba e di ciliegie. Imparerai col tempo
che molti giorni sono uguali l’uno all’altro
come completi in saldo. Li distinguerai soltanto
per una cucitura imperfetta, un certo risvolto dei polsini,
un segno cancellato di stiratura. Ti staranno larghi o stretti.
Cercherai di cambiarli. Lotterai con pomeriggi troppo lunghi
o troppo chiusi sui fianchi, con ore scompagnate,
con notti che non calzano a dovere.
Alcuni arriveranno a sera quasi intonsi. Li dimenticherai.
Spesso ti vergognerai dei tuoi giorni.
Invidierai i giorni degli altri. Vorrai essere nudo.
Ma in solitudine vestirai giorni di grazia.
Ti accontenterai dei tuoi giorni e chiederai in segreto
che il sarto aggiunga qualche capo al guardaroba.
Porterai gli ultimi giorni con serena assenza
come se fossi tu a vestire loro e non viceversa.
Se sarai fortunato accetterai di non capire
se questa universale sfilata ha un senso
e quale, e per chi.

***
Ti amo a matita, sopra un foglio bianco.
Ti amo in bella copia.
Ti amo senza usare il dizionario,
senza letteratura. Cinque aggettivi bastano.
Immenso come il mare.
Quotidiano
come il pane. Semplice. Chiaro.
Ti amo in un leggibile corsivo
come nei temi della terza elementare.
Ti amo al più con qualche rima baciata
che pare accidentale (e forse m'e scappata).
Ti amo prima e dopo l'universo,
oltre le schiere in rotta delle parole
in volo sul silenzio del tuo corpo.

***

OGGI POMERIGGIO

Oggi pomeriggio non hai scalato l’Everest
non hai scoperto la cura del cancro
non hai vinto il Premio Pulitzer non hai sfamato l’Africa
In ore non più diluite
di quelle che scrivono la storia
non hai neppure piantato un albero gettato un ponte
costruito una casa coltivato un campo
Creduto, sentito, pregato sono solo alcuni
dei participi che non hai usato
Oggi pomeriggio
ti sei soltanto affacciato alla finestra a guardare le nubi
e temendo l’imminente temporale
hai socchiuso le imposte

***

Ci sarà tempo finalmente.
Tempo solido e palpabile,
tempo in scatola, sporte di tempo,
in vendita, a buon prezzo, beninteso,
ho aggiunto un’ora in più, che faccio, lascio?,
sette giorni a un euro, un mese a un centesimo,
secondi come semi da infilare
nel terriccio dell’orto,
tempo che cresce, chiome di tempo
per gli uccelli del cielo,
non aritmetico, docile a durare,
prendo un minuto, ed ecco, sono due,
ne prendo in mano due e si fanno otto,
su, pesca pure in questo quarto d’ora
anni e anni tutti per te…
Ci sarà tempo, finalmente.
Scorderemo quanto ne eravamo poveri.
Ci guarderemo di nuovo in viso
per la prima volta, e saremo,
saremo.

***

LE FELICITÀ

Le felicità sono brevi.
Come matite più e più volte
temperate. Come il gambo
delle margherite di prato.
Durano il tempo di una sola parola.
Costruite in equilibrio
su occhi, su capelli, dita, voce,
come riassunti di cielo.
Crollano senza rumore.
Esistono felicità a pioggia,
felicità variabili,
felicità serenamente
rasciugate.
Una felicità intera
è improbabile.
Almeno quanto un angelo
a viso a viso, un tocco d’ali tra la folla.



(da LE FELICITA' di Giudo Cupani. SAMUELEeditore, 2011)

Nessun commento:

Posta un commento