Lello Voce (Napoli, 1957)


Il fiore inverso

Ar resplan la flors enversa
(Raimbaut D’Aurenga)


È dal riflesso che nasce la luce dalla vena il sangue dalla pulsazione
ogni cuore dall’inverso che crea ciò che non è generato il mai nato
tutto ciò che ogni giorno è rinviato l’ultimo fiato e ciò che ormai
è stato consumato

ricorda di non
ricordare ma lascia che la memoria si faccia maschera àltera i fatti
nega ogni cosa ci penserà la morte

la pioggia del disdegno non cade ormai da troppo da troppo non soffia
il vento dello scontento da troppo questa nave è prigioniera ferma della
bonaccia troppo mi schiaccia questo girotondo da troppo sfondo questa
fine del mondo

abbi cura di non
proteggere di non sperare di non sognare abbi cura di dissolverti
di negarti di disconoscerti di smentirti

una melodia che s’è arresa mentre si volta e molla la presa una serie
casuale di fatti trasformati in un destino l’elenco degli scacchi il cavallo
e l’ipocrisia dell’avallo un calzino il sapone e la corda che è scorsa ficcati
nella stessa borsa

controlla la macchina fa’
che ogni ingranaggio s’ingrippi a suo agio smonta le ragioni getta via
le azioni conserva soltanto le intenzioni

il fondo d’ogni buco il tetto d’ogni cielo i mignoli le ciglia le unghie i cingoli
tutti i fili che non fanno un tessuto i bottoni gli aghi e le parole del muto
il freddo e la canna il proiettile e l’ogiva il vento veloce e l’ultimo sguardo
nell’eco della voce

vai fuori tempo da’
ad ogni suono l’altezza che lo spegne sciogli ogni ritmo cogli quel fiore
che dura ormai da troppe ore

di me sospetta diffida ricorda quant’è infìda la voglia come facilmente
su ogni ramo secchi la foglia come ogni amore non sia che specchio
come è vecchio in un istante il desiderio scrivimi quel verso che è
lo schianto e il rompersi del canto.

***

finché sulla testa non ci cadrà il cielo 
finché le stelle non collasseranno in buco nero

finché la pelle del vero indurita come cotenna 
di bufalo resisterà all’acido bugiardo

finché io e te non faremo finta di niente 
finché sarà chiaro almeno a noi chi è che mente

finché avrà orecchie anche chi non sente 
finché avrà fiato anche chi è stato incatenato

finché le storie vecchie saranno raccontate 
finché parole aspre in bocca saranno macinate

finché la mano starà attaccata al polso 
finché masticherٍ questo mio sciocco destino bolso

finché soffierٍ nell’ancia e tu percuoterai il tamburo 
e grano a grano sfalderemo il muro

finché i limoni saranno gialli e verdi 
finché la voglia ti resta tra le unghie anche se perdi

finché accorderٍ le corde e voi segnerete il tempo 
col fiato lieve di un pensiero in semibreve

finché gli occhi avranno luce il naso olfatto 
finché la nostra voce scomoda sarà un fatto

finché il tatto d’ogni polpastrello d’ogni palmo 
finché passo a passo scaglieremo il sasso

finché guarderemo la luna col dito puntato colpo in canna 
al cuore falso di chi c’inganna

(spiuma il secolo non appena morto e lascialo 
a frollare nel torto aggiungi sale poi taglia

al ventre estrai il male dalle viscere il dolore 
e il fegato soffriggili a parte con pelle e stelle)



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