Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964)




SULLA BOCCA DI TUTTI (Crocetti, 2010)
da La chiara circostanza

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata
dei finimenti muscolari, le valvole
che l’hanno finalmente abbandonata
sulla terra, l’angolo umile che fa la testa
per celare il sorriso
sulla cruda colonna del corpo
dice: ti ho aspettato per tutta la vita
ho visto la tua vita
nei miei sogni e tutta, notte
dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte
quando il cielo pieno di meraviglia coincideva
con la bolla degli alberi agitati dalla piena
luna, io mi svegliavo
per causa dei tuoi sogni
e portavo il tuo nome come una bandiera
che saliva dal petto e mi rendeva
invisibile: di me
si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo
che avremmo dovuto terminare vicini
qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso
eccomi, sono qui per finire
nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro
dalla tua bocca
e soffiarlo attraverso la bocca
che dopo te nessuno ha più baciato,
al cielo.

 ***
da OPERA 9/11: la cecità amorosa, in SULLA BOCCA DI TUTTI (Crocetti, 2010)

V
Exodus


Ricordo il lampo argenteo dei tuoi occhi e il lampo
dell’aereo. Ho i molari scheggiati per il digrignare
durante il sonno, perché dall’epicentro della mia bocca ogni notte risale
la macchinazione: l’incendio che sciamava nelle torri
non poteva causare quella eclisse
di inferriate e cemento, né deporre nel posto dei giganti quella assennata piramide di macerie, convolvoli
e terminazioni. Non basta il fuoco
a sgretolare il cuore dei giganti come una mera espulsione di scorie, ma detonazioni severe
come la solitudine di quegli idoli cavi e fulminari, dei due calmi
segni – in algore
a algoritmi – della Opus Terrestre: il fuoco
non sposta l’ago dei sismografi
né produce centigradi violenti tanto da squagliare
pozze di acciaio dove le colonne in numero
di 47 si innestavano nella roccia nuda. Ma il paese
ha abbandonato quelli che avanzavano tra macerie pure
impreparati a soccorrere
gli ustionati e gli altri
cui mancava una parte del volto
per gli opacissimi minuti passati
nella prigione in fiamme degli ascensori e tutti
gli infettati nell’anima
da una nube che non possono distanziare fuggendo
piangono, quelli da allora piangono di notte come bambini.

*** 

Amore, se spacchi il mio cuore con il tuo dono intravedi le tracce
della vita che lo attraversava. Questo è senza rimedio.
Via da me questo scempio!
Vattene, lasciami rimarginare: questo fossile sanguina
nel mio petto – tutto il costato cola dall’interno
il suo rimorso – stalattiti di lacrime ghiacciate
da quell’ultima notte di modestia, quando ero ...

***

Vede cani, campane e altre cose aperte
sulla campagna. Vede
cose trascolorare: una certa avversione, un certo silenzio, certi
corpi smisurati. Gambe
e attrezzi, cose che smettono
di lamentarsi e lasciano
scie di luce nei ghiacci, vede loro
innalzarsi come radici di gioia
poi si mette a baciare la consolazione di quella bellezza sulla faccia di lui
nudo come...

***

Posa il tuo piede sopra le mie spalle
adopera la scala delle mie vertebre
che reggono l’atlante cerebrale
per calzare nel sacco della pelle
l’autosufficienza 

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