Francesco Tomada (Gorizia, 1966)



Francesco vive a Gorizia, là dove il mediterraneo fatica a farsi sentire ed i Balcani sono ad un tiro di schioppo; Francesco è un padre di famiglia, premuroso e attento; Francesco è un chimico, che misura le reazioni dei viventi, nel loro travagliato operare, e le riporta con ordine sul quaderno; Francesco, infine, è un poeta, che registra tutto questo in versi, che sono come brevi sentieri da passo, costruiti per meglio meditare sul paesaggio intorno. Ecco Marghera, Auschwitz, gli affetti, i dettagli ordinati con calma, per ribadirne il peso, la necessità di ricavarne radice. Sembra quasi che il poeta tema il vento, la notte e ogni altra forza capace di imporre l'oblio, di negare un orizzonte ormai addomesticato, dietro il quale tuttavia c'è l'immenso vuoto, l'incolmabile assenza, una sorta di lacuna originaria, che continua a chiamarci e che ci tiene lì, in quel sentiero familiare. E così capita che i dettagli, anziché salvarci, amplifichino la loro buia radice e che la poesia quasi chieda scusa per questo suo stare sospesa sul dolore del mondo, per questa sua incapacità di trovarne una ragione fondante.



Poesie


L’ allargamento dell’Unione Europea

Ci sono caprioli che percorrono di notte
i sentieri jugoslavi di pattuglia
per evitare i rovi
come acrobati sul ciglio del confine
voi dite “non esiste più il confine”
ma io lo vedo ancora
è una traccia senza erba fra le spine
sono i cippi conficcati nella terra
perché fra tutti gli animali
l’uomo è il solo
che segna il territorio con le pietre

Anonimi si nasce

I tuoi occhi hanno il colore di terra bagnata
se io fossi contadino direi buona da coltivare
ma da contadino mi sentivo solamente
quel fare grossolano e inadeguato delle mani
quando ho messo in te il mio seme
il mio gesto voleva essere di amore
ma somigliava più a un atto primitivo
un urlo lanciato con il ventre
mentre tu trasformavi in un embrione
il mio sentirmi vivo


Impercezione

Dormi e il tuo corpo si fa sottile
come un quadrifoglio tra le pagine
e non è carta ma stoffa di lenzuola
e non è libro ma tu portaci fortuna
in questa escoriazione fino al vivo
che per paura di essere banali
solo di rado chiamiamo amore

Alberi che crescono veloci

Quando vennero piantati
questi
pioppi sembravano stecchi

appena piegati dalla parte
dove soffia il vento
li
guardavo nello stare allineati

come un esercito pronto alla battaglia

ma cosa pensano di fare
mi chiedevo
e dov’è il nemico
e dov’è la guerra
ormai sono arrivati a più di venti metri

con i rami che si allungano
nell’aria 
avevano ragione loro,
avevano ragione:
…………..
si sono tenuti la terra
…………..
e presi il cielo

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