Silvia Caratti (Cuneo, 1972)

Silvia Caratti è nata nel 1972 a Cuneo, ma vive a Torino dove lavora come archivista presso l’Università e, parallelamente, si occupa di biblioteconomia e archivistica musicale. Ha frequentato il Conservatorio diplomandosi in Flauto e in Didattica della Musica e si è inoltre laureata in Storia della Musica con una tesi su Johannes Brahms. Nel 2000 ha pubblicato per Lietocollelibri La trama dei metalli (prefazione di Maurizio Cucchi) che l’anno seguente ha vinto il premio “F. Matacotta” per l’opera prima. Altri suoi lavori sono apparsi nelle antologie: I poeti di vent’anni (a cura di Mario Santagostini, Brunello, Stampa, 2000) ; Baci ardenti di vita: poeti contro la pena di morte (Falloppio, Lietocolle, 2001) ; Vie di versi (Piombino, Il foglio, 2001) ; Exodus, 70 poesie per Don Mazzi (Lecce, Luca Pensa Editore, 2004) ;Nuovissima Poesia Italiana (a cura di Maurizio Cucchi e  Antonio Riccardi, Milano, Mondadori, 2004) ; Pace e Libertà – la battaglia delle idee (a cura di Michele Capuano, Ivano Malcotti e Ines Venturi, Roma, Editrice AIASP, 2005) ;Almanacco dello Specchio (Milano, Mondadori, 2005) ; Orchestra, poeti all’opera, (Faloppio, Lietocolle, 2006) ; Lo schermo d’ingegno, (Napoli, Kairos, 2007) ; 12 poetesse italiane, (a cura di Dino Azzalin, Varese, Nuova Editrice Magenta, 2008).  Sue poesie sono state pubblicate su diverse riviste come Lo Specchio de La Stampa, l’Almanacco del Ramo d’Oro (Trieste), L’Ulisse, (Lietocollelibri), Lumooja (Turku, Finlandia), Oroboro (Paranà, Brasile) e sono state tradotte anche in olandese, spagnolo e arabo. Nel 2002 è stata chiamata a far parte del Comitato Artistico del Premio Città di Recanati. Nel 2004 ha curato, insieme a Mary Barbara Tolusso e Giovanna Frene, Il segreto delle fragole, agenda poetica edita dalla Lietocolle.




Poesie



E se la tua mano fosse nella mia,
addì 12 novembre 2003 anno del Signore,
se mi permettessi di tenerla,
di toccare le nocche bianche,
le piccole unghie lisce
e il miracolo si compisse ancora

e se non dovessi stare tutto il giorno
tre questi libri morti e polverosi
sarebbe un po’ più bello
sapendo che a casa tu mi aspetti,
che torno e c’è già caldo e la luce
è accesa come la tua voce

e se in un’ora e qualche minuto
indefinito di una notte,
girandomi nel letto
ti rannicchiassi contro un fianco
lasciandomi sentire le tue labbra
e il tuo calore

(di che povera materia sei fatto, amore?)


***
La città è un caleidoscopio di depravazione
e per questo l’amo, amo la vostra essenza
di animale che finge d’esser uomo
e s’illude con la penna in mano.

Da tempo s’è interrotta ogni comunicazione,
il satellite incendiato fissa il disco del sole
e se ascolto per conto mio e non parlo
è perché non c’è più niente da dire.

***
Ho visto bene e molto da vicino
di quante parti siamo fatti

l’istoteca ci contiene tutti
siamo catalogati per apparati

(qualcuno dal centro del teatro anatomico
 da sotto il ferro dalla vasca di marmo
 in cui scoliamo, dice:

 vi comprendiamo).

***
Trasmetto su una sequenza indefinita,
sto nell’intercapedine tra due punti:
qui è la non appartenenza,
abbiamo più di un sole e imprecisate lune.
Non siamo un pianeta, siamo tutto un mondo.

Durante le notti – che sono un vostro giorno –
vi sentiamo chiaramente
ma non parliamo la stessa lingua.

Non ci conoscete, nulla sapete di noi
e dei nostri satelliti. Abbiamo più volte
mandato messaggeri che non sono tornati.

Non ci rispondete, nemmeno ci ascoltate.

***
La gestazione di semi isolati
di specie estinte e gli esemplari unici
e vetrificati come fossili dentro la pietra
dove il tempo si computa in milioni d’anni,
al pari sono o così mi vedo io.

Come un’invalidità perenne
che niente mi potrà più risarcire
come chi malato cronico dipende
da una macchina per respirare,
al pari tu. Così ti sento io.

Nessun commento:

Posta un commento