Cristina Micelli (Udine, 1965)


Cristina Micelli, nata a Udine nel 1965, risiede a Basiliano (UD).
Considera la poesia una forma di resistenza umana.
Partecipa a letture e festival di poesia. Suoi testi sono apparsi su riviste, antologie e siti web.
Alcune sue poesie hanno ottenuto riconoscimenti ad alcuni concorsi nazionali.
Nel 2011 ha pubblicato la plaquette Nuvola del pensiero (Edizioni Culturaglobale) e la raccolta Stato di Veglia (Ed. Dot.com Press – Le voci della luna), con cui si è classificata seconda al Premio internazionale Renato Giorgi 2011 e finalista al Concorso Beppe Manfredi opera prima 2012.


È una scrittura matura quella di Cristina Micelli, pacata eppure decisa nel dare a ciascuna parola il proprio peso. Leggendo queste poesie si respira l’aria della terra, che è il Friuli ma potrebbe essere qualsiasi terra, si incontra il tempo delle cose che dovrebbe essere diverso da quello affrettato e superficiale che spesso ci troviamo fra le mani. Non è un esercizio di nostalgia, quanto piuttosto un richiamo alla necessità di fermarsi e prendersi tempo per pensare, ritrovare una profondità e un senso etico che affondano le proprie radici nella vita e nelle vite di chi è stato prima di noi. Così i versi sono corde in bilico fra la fisicità dei luoghi e la povertà di calendari fotografici e di business plans, e – come accade nella vera poesia – lasciano l’idea di una sospensione fragile, non gridata ma per questo più potente, dove emerge la testimonianza di una generazione che ha i piedi nel passato e il corpo in un presente che non le rassomiglia.


Francesco Tomada


Poesie:


Buoni propositi

Tagliare il rosmarino

che cresce a sproposito in giardino.

Del glicine impazzito

contenere la furia sconfinata sulla rete.

Via i nodi
via libera
all’apertura alare dei grappoli.

Potare la catena matrilineare dell’ansia.

Incollare fogli di poesie all’inferriata.

Allineare le ciotole del gatto
e
sulle unghie dei piedi lo smalto vinaccia.

Tenere a mente le parole
tenerle
a cuore
saper rispondere a chi chiede.

Mettere i nomi sopra le torte

e
sopra le impalcature niente.


***
Lo vedi è un salto sbagliato
di generazioni che non sanno tenersi per mano.
Chi ha combattuto prima, molto prima
si arrende a un presente alienato.
Chi ha lanciato l'innesto
chi ha scalfito l'era della natura umana
nasconde le mani dietro la schiena e ride in disparte.
A che punto a che cifra tornare indietro
a che anno passato e plausibile tornare?
Gli antenati vengono dalla fame.
Lo spago taglia in parti uguali la polenta per i fratelli
nel fumo che sale la sospensione degli sguardi.

Il quadro alla parete guarda il nostro mangiare in piedi
la fretta efficiente che ci riguarda.
Il tempo dato è corto e serve ai miraggi della corsa.
Ti ascolterò dopo queste quattordici telefonate
che vengono prima di te, molto prima di te.
Ma tu rimani un attimo in attesa
ti ascolterò fra sei mesi.
Programmo ora il mio business plan
fra sei mesi uscirà un alert.

La specie che temporaneamente chiamiamo umana
ha indurito i tratti del volto, ha contratto i muscoli del
dono.
Gli antenati non possono capire la deriva delle menti nostre
ci danno le uova e la verdura che hanno coltivato
in orizzonti di semplicità e orti.
Ci danno quello che sanno.

Nella continuità che ci consoli
arrivano badanti straniere.

Vengono dalla fame
fan ruotare le carrozzelle nostre

e ci fan vedere il tempo com'era, com'è.

Dietro alla schiena ci appoggiano cuscini

pensano alle scarpe che compreranno
ai loro bambini.

1 commento:

  1. Quanta verità! in queste vite dell'oggi solo l'ansia del divenire ma...."quante paia di scarpe ho consumate"...e la
    sosta ora implora!

    RispondiElimina