Francesco Di Lorenzo (Napoli, 1958)




Poesie


Ora che so come consumare il tempo rimanente
non so se riuscirò a farmene una ragione.
Di certo forzerò un cassetto chiuso,
esplorerò una foresta nuova,
aprirò una macelleria (che chiamerò gioielleria),
darò libero sfogo a metà dei miei soliti desideri repressi,
a quarti di fantasie malate,
a pezzi di ossessioni insolenti,
a gruppetti di malattie inutili,  
a qualche incubo ben educato (perché onnipresente)

poi macinerò chilometri e caffè per incontrarti
al nostro posto, solito e inaccessibile,
con l’occhiolino del faro che sorride da lontano,
e quando i nostri volti contamineranno il nulla,
oltre i riflessi del buio, finalmente capirò qualcosa.

E ti sentirò dire (sottovoce)

«Era ora!»


***
Essenza-essenziale, tu che manchi.
Lì, lì per lì, (qui et hora), seduto al bar,
disperato e disperso nella probabile differenza,
più che mai smarrito, seccato, smagrito 
sminuito nel freddo piazzale nordico.
Sciaulin dorme, dopo aver fatto cacca e pipì, 
serena a pancia in giù, sul fianco,
sbadiglia e cospira soddisfatta di essere sazia.
(Persone appagate? Non farmi ridere!), facce ebeti,
intonse, ingannate (bere domenica pomeriggio
è il massimo della tristezza). Guido lo stupore
d’esser finito in bocca alla lepre mentre misuro
la distanza comparandola alla privata (priva-priva)
segregazione. Poi, uno sguardo in alto,
folgore accecante, gentile/focoso, della ragazza
(beh insomma senza esagerare) del banco,
possibile riscatto, probante erezione,
(più che probabile godimento).
Turpe atmosfera in giro, mancanza di colori
e vitalità, tà-tà.


(Che altro c’è da fà?)




***
L’angelus vecchio
inaspritosi nell’aridità del limone
è scivolato nel tabacco da pipa,
e che aroma,
e ti ringrazio pure adesso,
ora che sicuramente ammorbidito,
e che aroma nelle narici,
e poi credimi
(il cuore),
è forte, (anzi)
è folle. Ti posso, sicuramente
assicurare ora, e per sempre
(spero),
oggi che è bello, perché,
(senti), in fondo voglio dirtelo:
io,
sicuramente e per la prima volta
I love-ti voglio,
ed ha fatto tutto un occhio,
credi.

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