Vincenzo Della Mea (Como, 1967)

Da molti anni scrivo versi, seppure con parsimonia.
Ho pubblicato la mia prima raccolta nel 1999 (L'infanzia di Goedel, ed. La Barca di Babele; prefazione di Elio Grasso, illustrazioni di Safet Zec). La seconda è del 2004 (Algoritmi, ed. Lietocolle, 2004; prefazione di Franco Buffoni, illustrazioni di Carlo Vidoni); nel 2008 la plaquette I sogni della guerra è uscita nella collana "In viaggio" del Circolo Menocchio. Algoritmi ha vinto il premio "Nelle terre dei Pallavicino" 2005, è stato finalista al premio Lorenzo Montano 2005, Verona, ed infine ha vinto il secondo premio al premio biennale di poesia "Caterina Percoto", Manzano.

Mie poesie sono apparse anche su rivista (Nuovi Argomenti, Daemon, Nazione Indiana, LiberInVersi,Caffè Michelangiolo, Almanacco del Ramo d'Oro, Zeta, Quaderni della FACE, Corrispondenze).
Assieme a Gianluca D'Andrea ho curato un'antologia su poesia e computer, intitolata Verso i bit (Lietocolle).
Ho anche collaborato alla redazione di un numero su scienza ed arte della rivista Daemon (numero 13, novembre 2005). Dai due miei contributi ho tratto un incontro pubblico intitolato Il gene di Leopardi - scienza e letteratura (Udine, 28 aprile 2006).
È online una selezione di poesie che era uscita nel 1997 sulla rivista Corrispondenze, con nota di Mario Turello. Parte di quelle poesie è confluita poi ne L'infanzia di Goedel.

leggo i miei testi in eventi pubblici.

Poesie:

Al nipotino Michelangelo

Ancora non puoi capire i miei ghirigori sulla carta
allora ti scrivo lettere con la lingua degli animali
con le piccole sfide alla forza di gravità
che ti portano in alto, oltre a me.

Quel che ti scrivo è poco: ricordati sempre
che in questi luoghi senza troppa tragedia
si può vivere senza troppa tragedia
anche se mai del tutto senza.

La tua risposta sono ampi sorrisi e braccia tese
da apprendista ottimista che ha letto solo la prima metà.
Intanto per me è proprio quel sorriso

che riduce quel poco a qualcosa di meno.

***
In questa calma quasi piatta di mare
potremmo muoverci solo con continue manovre di vela
un lavoro comune di cime e timone, lenti
ma almeno in qualche direzione.

Invece mangiamo i panini
facciamo girare le birre
spegniamo la radio per cantare
aspettando un refolo deciso che non c’è.

Una virata in favore di vento
tentata da un marinaio scontento e solitario
viene fermata dai fischi
di chi smazza le carte nel pozzetto.

***
A mio padre

Chi avrebbe pensato che fosse così utile
la mano che reggeva lo scalpello
anche dopo la pensione, ora
che spiegare un fazzoletto è diventato un lavoro
spezzare il pane un piccolo miracolo...
Che non siano come questa,
hai detto al medico gentile che ti affidava alle mani di dio.
Solo una tua cortesia: che tu sapevi che se esistesse
sarebbe anche il dio degli emboli e delle mutazioni
delle cellule fedeli e di quelle che sbagliano
degli uragani e dei terremoti
della morte per fame e dei padroni
della macchina perfetta e di tutti i suoi difetti
perché salvare proprio te?

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